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Aqua Alexandrina
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Aqua Alexandrina crossing Viale Palmiro
Map of the Aqua Alexandrina outside of Rome
Map of the Aqua Alexandrina within RomeThe Aqua Alexandrina was a Roman aqueduct located in the city of Rome. It was constructed in AD 226 as the last of the ancient aqueducts in Rome. The Aqueduct was built under the reign of Emperor Alexander Severus to supply his enlargement of the Therme of Nero. Both the Theme and the Aqueduct have been renamed after Alexander. The Aqua Alexandrina received its water from a spring at the foot of the hill Sassobello, within a swamp Pantano Borghese near the city of Gabii, now a part of Monte Compatri. The same spring supplies the still-in-use medieval Acqua Felice from 1586. The first 6,4 km of the total 22,4 km were tunneled underground, later on the surface, and 2,4 km also on brick arches. The Aqueduct ended at Campus Martius at the Therme of Alexander, between the Pantheon and the Piazza Navona. The end of the Aqua Alexandrina was 50m above sea level. Depending on the season, the Aqueduct supplied 120.000 to 320.000 cubic meter of water per day.

Some of the arches are still standing today, crossing the busy Viale Palmiro north of Via Casilina in the district of Centocelle.

Acquedotto alessandrino
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L'acquedotto.L'acquedotto Alessandrino (Aqua Alexandrina) venne realizzato nel 226 per volontà dell'imperatore romano Alessandro Severo (11 marzo 222 - 19 marzo 235). La sua funzione consisteva nel portare l'acqua alle terme di Nerone che erano situate in Campo Marzio presso il Pantheon (pressapoco nella zona occupata oggi da Palazzo Madama) e che erano state radicalmente ristrutturate dallo stesso imperatore (e per questo vennero chiamate anche "terme Alessandrine").

Le sue acque venivano captate in località Pantano Borghese, lungo l'antica via Prenestina, 3 km a nord dell'abitato di Colonna. Le arcate dell'acquedotto Alessandrino, che si sviluppava in speco sotterraneo fino alla tenuta di Torre Angela, sono tuttora visibili sui vari fossi fino a via di Tor Pignattara (notevoli i resti nella zona di Tor Tre Teste - presso il parco "G. Palatucci" (più noto con il nome di parco "Tor Tre Teste-Alessandrino)- e nei quartieri Centocelle e Alessandrino,che prende appunto il nome dall'acquedotto - in viale Palmiro Togliatti - dove le arcate raggiungono la massima quota, ca. 15m), da qui lo speco procedeva nuovamente interrato fino ad entrare in Roma dalla zona cosiddetta ad spem veterem (attuale Porta Maggiore).

Rodolfo Lanciani, al riguardo, afferma che «...[l'acquedotto] penetrava in città a un livello di 3,18 m inferiore all'attuale soglia di Porta Maggiore». Nessun avanzo del percorso è visibile all’interno della cinta delle Mura Aureliane. L'acquedotto Alessandrino giungeva alle terme di Nerone dopo un percorso di circa 22 km. Si è calcolato che la portata giornaliera di acqua fosse di 21.632 m3.

Sidonio Apollinare racconta era ancora in uso nel corso del V secolo.

Oggi le stesse sorgenti sono utilizzate dall'acquedotto Felice, realizzato nel 1585 per volontà di papa Sisto V.

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